Intervista a Tito Livio Mongelli, Presidente Galileo.it e Presidente Skal Italia
Il turismo sta attraversando una fase di trasformazione profonda. La crescita dei flussi globali e l’impatto sempre più evidente sui territori, sugli ecosistemi e sulle comunità locali rendono necessario un nuovo approccio al viaggio, capace di andare oltre il concetto di sostenibilità per orientarsi verso modelli di turismo rigenerativo.
Su questi temi Skål Italia promuove, insieme all’Istituto di Bioetica per la Veterinaria e l’Agroalimentare, a SIMTUR e all’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale, una serie di incontri dedicati al rapporto tra bioetica e turismo rigenerativo.
Ne parliamo con Tito Livio Mongelli, presidente di Skål Italia.
Perché parlare oggi di bioetica e turismo?
SI: Perché è importante oggi affrontare il rapporto tra bioetica e turismo?

TLM: I turisti erano stimati nel mondo in circa 180 milioni solo cinquant’anni fa. Poco più di dieci anni fa hanno superato il miliardo e lo scorso anno, nonostante una crescente instabilità globale, si stima che siano arrivati a un miliardo e mezzo. La previsione di raggiungere due miliardi entro il 2030 appare quindi realistica.
Non possiamo ignorare che il turismo cambia il mondo. Non basta più essere certi che sia sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale. Dobbiamo iniziare a proporre e incentivare forme di turismo rigenerativo.
Questo non deve avvenire soltanto attraverso leggi e divieti, ma sviluppando un senso etico che includa il rispetto non solo dei luoghi e delle persone, ma di tutti i viventi.
Che cos’è il turismo rigenerativo?
SI: Che cosa si intende per turismo rigenerativo?
TLM: Il turismo tradizionalmente ha portato sviluppo economico, ma spesso ha sottratto valore sociale e ambientale. Il turismo responsabile cerca di ridurre al massimo i danni all’ambiente, rispettare i valori e le strutture sociali delle comunità che accolgono i visitatori e comprendere la loro cultura.
Ma oggi questo non basta più.
Dobbiamo pensare a un modello di turismo che rigeneri valore ambientale, sociale, culturale ed economico. Dobbiamo arricchire ogni viaggio di significato e responsabilità.
La tutela dell’ambiente, del patrimonio artistico e culturale e del tessuto sociale ed economico delle comunità ospitanti deve diventare una responsabilità condivisa tra turisti e professionisti del turismo.
Dalla teoria alla pratica
SI: Ma concretamente cosa possiamo fare?
TLM: Possiamo fare piccole e grandi azioni. Ad esempio organizzare la pulizia di una spiaggia o di un sito che andremo a visitare e chiedere a tutti gli escursionisti di portare sempre con sé un sacchetto per i rifiuti e di smaltirli correttamente.
È importante anche pulire bene le suole dei propri scarponi prima e dopo un’escursione.
Ma possiamo soprattutto creare momenti di incontro e di crescita con le persone del posto, improntati al rispetto e alla conoscenza. Creare un momento in cui il turista o lo studente in viaggio di istruzione collabori alla realizzazione di una recinzione che protegge un percorso naturale oppure aiuti a ricostruire un muretto può diventare il momento più bello del viaggio.
L’impatto invisibile del turismo
SI: Vanno portati via anche i rifiuti organici? Davvero dobbiamo preoccuparci anche di qualche grammo di terra sotto gli scarponi?
TLM: Sì, anche i rifiuti organici vanno smaltiti correttamente e non lasciati nell’ambiente. Dobbiamo evitare di contaminare gli ecosistemi naturali.
Non ce ne rendiamo conto, ma le nostre sole visite in un ambiente naturale possono contaminare. Ancora di più se lasciamo rifiuti che impiegano mesi o anni a dissolversi, introducendo batteri o organismi non locali.
Nel mondo, a causa dei viaggi e del trasporto delle merci, sono state introdotte quasi 40.000 specie aliene, di cui 3.500 invasive, con gravi conseguenze ecologiche ed economiche.
Secondo studi dell’ISPRA, in soli 3 grammi di terra sotto uno scarpone possono nascondersi 14 milioni di batteri, 139.000 funghi e 120 vermi parassiti.
Il concetto di “viaggiatore bioetico”
SI: Cosa si intende per “viaggiatore bioetico”?
TLM: Nel nostro Manifesto del Viaggiatore Bioetico per un Turismo Rigenerativo, che stiamo portando in tutta Italia per aprire un dibattito che coinvolga anche le istituzioni, sosteniamo alcuni principi fondamentali.
Il viaggiatore bioetico deve avere consapevolezza delle fragilità ambientali e sociali dei luoghi che visita, rispetto per i territori anche quando non sono formalmente tutelati, prudenza nel minimizzare la propria impronta sul territorio e capacità di restituire, lasciando una eredità positiva.
Lasciare un’eredità positiva
SI: Ci sono modi semplici per farlo?
TLM: Certamente. Possiamo favorire le economie locali utilizzando fornitori del territorio, acquistando prodotti di vero artigianato locale o partecipando a iniziative di volontariato ambientale.
Possiamo scegliere itinerari rispettosi delle tradizioni locali e dell’ambiente, evitando i circuiti turistici più massificati.
Dobbiamo trasformare il turismo da consumo a scambio reciproco.
Il ruolo degli operatori turistici
SI: Cosa possono fare concretamente gli operatori turistici?
TLM: Agli operatori turistici chiediamo di collaborare alla realizzazione di momenti di turismo rigenerativo, inserendo nei loro programmi una formazione sui rischi biologici e sull’etica del viaggio.
È inoltre fondamentale valorizzare il patrimonio rurale, proporre itinerari di turismo esperienziale autentico e collaborare con associazioni locali che organizzano attività rigenerative, aprendole anche ai turisti.
Presto, in collaborazione con due Geoparchi, aree di particolare fragilità ambientale, saranno disponibili materiali e guide dedicate sia agli operatori sia ai viaggiatori.